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BDa tanti anni appaiono sulla scena politica ed Istituzionale uomini che sembra abbiano ricette miracolose, ma alla fine finiscono sempre per attaccare i diritti di chi lavora e le libere organizzazioni sindacali.

La storia è accompagnata da molti passaggi significativi; nel 1927 il gran consiglio del fascismo approva la carta del lavoro che segna la nascita dello stato corporativo ed il riconoscimento giuridico dei sindacati fascisti e delle rappresentanze padronali fasciste, sancendo l’avviò verso un regime totalitario.

Fu un arido ventennio di diseducazione passato sulle menti come una carestia morale.

Si arrivò alla Carta Costituzionale dopo che il regime portò gli italiani alla fame, alla disperazione ed alla guerra. Con la Costituzione l’Italia diventa una Repubblica democratica, fondata sul lavoro dove l’organizzazione sindacale è libera, cioè la libertà sindacale è assoluta, non si esaurisce nella libertà di associazione, ma si esplica nella libertà di svolgere l’attivitá sindacale.

Gli ultimi venti anni sono stati politicamente aridi e tutto si è concentrato sull’attacco ai diritti dei lavoratori, cosa che ha portato il paese verso un pesante disastro.

L’esercizio dell’attacco alle Costituzioni viste ormai come un intralcio al libero mercato, implicano un rapporto diretto con la messa in discussione dei diritti, e Non basta aver fatto fronte al referendum, perché permane il rischio di svuotamento formale della Carta Costituzionale. La grande crisi non è finita, la ricchezza è concentrata nelle mani di poche persone ed il valore sociale del lavoro si cerca di mortificarlo.

Ormai siamo di fronte ad una politica vuota, senza ideologia, ed il problema non sono le libere organizzazioni sindacali dei lavoratori, ma quali spazi politici nazionali esistono in virtù delle politiche europee e dalla creazione di un mercato unico. Oggi siamo al capitalismo finanziario, al libero mercato senza vincoli ed al nuovo rischio di nascita di nazionalismi pericolosi, ma questo sistema è compatibile con la democrazia?

Le organizzazioni sindacali in questo paese hanno garantito la democrazia, a cominciare da dove nasce, nei luoghi di lavoro! Le nuove formazioni politiche rischiano, con le loro idee di disintermediazione e autoritarismo, di portare ulteriormente indietro i fondamenti su cui si regge una già precaria democrazia.

Massimo Braccini, segretario generale Fiom Cgil Toscana

Firenze, 01.10.2017

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