0
0
0
s2sdefault

FIOM copiaLe concessioni demaniali marittime sono da considerarsi a tutti gli effetti beni pubblici, patrimonio pubblico repubblicano e quindi la tutela di questo bene la si deve esercitare nell'ottica del miglior interesse per la collettività.

Nel 2002 nel costruire il progetto Polo Nautico, d'intesa con Comune, Provincia e Regione, si volle contemperare la salvaguardia occupazionale e le aziende che intendevano svilupparsi e crescere, dando loro la possibilità di avere lo sbocco a mare e poter sviluppare le imbarcazioni più grandi, facendo precisi accordi di garanzia in modo da ostacolare speculazioni, ed in modo da garantire che l'economia svolgesse anche una funzione sociale, creasse posti di lavoro, incrementasse lo sviluppo economico e sociale della zona e fosse utile per l'intera collettività.

La nautica era in una fase di grande espansione, ma la concessione venne assolutamente ritenuta unica e con servizi comuni, in modo da poter garantire anche la prospettiva di poter sviluppare più grandi imbarcazioni.

I singoli cantieri hanno sempre perseguito un obiettivo privato, ognuno ha sempre cercato di guardare alla sua porzione di area, ma sapevano di essere legati da un sistema comune attraverso la concessione e di dover interagire tra di loro.

Oggi invece di fronte alla grave crisi che stanno attraversando gran parte dei cantieri della compagine Polo Nautico e di fronte ad un mercato che tira verso le grandi imbarcazioni, Comune, Provincia e Regione si sono assunti la grave responsabilità di dare il via al frazionamento della concessione senza un'idea di prospettiva industriale complessiva dell'unica area che a Viareggio può arrivare a sviluppare imbarcazioni di grandi dimensioni.

Oggi più che mai vi sarebbe stato bisogno di ridiscutere degli spazi, ragionare sulle condizioni reali dei cantieri e le loro prospettive e non fare scelte che rischiano di favorire, attraverso frazionamenti di concessioni, anche condizioni speculative.

Sarebbe buona cosa aprire un dibattito pubblico, così come la Regione aveva promesso, non è mai troppo tardi, e se dimostrato che le scelte sono sbagliate, avere il coraggio di rivedere le posizioni e cambiare, e non rinchiudersi nei tecnicismi.

Avverso, ci batteremo in tutte le sedi legali e sindacali, non lasciando nulla di intentato, valutandone anche gli aspetti di rispetto dei principi Costituzionali, in quanto nostro dovere tutelare i beni pubblici patrimonio della collettività.  

Massimo Braccini, segretario generale Fiom Toscana

Firenze, 05.06.2016

Vai all'inizio della pagina